Le cose sul diamante che credevi di conoscere

La premessa che molti clienti fanno quando chiamano per l’acquisto o la vendita di un diamante è: “…mi scusi sa, ma non sono esperto in diamanti…” Effettivamente quello del diamante è un mondo per certi versi poco conosciuto, talvolta circondato da un alone di mistero e parlando con la gente, si ha come l’impressione che alcune credenze infondate siano ancora molto diffuse. In questo articolo cercheremo di sfatare alcuni miti e di fornire alcuni consigli per comprare il diamante perfetto!

1) Un diamante sigillato in blister è più sicuro

Diamante sigillato in blister

Il blister è quella confezione sigillata che custodisce il diamante attraverso la quale è possibile vederlo perché trasparente nella parte superiore. Il blister non è il certificato, ma ne riporta alcuni elementi nel fronte e nel retro, tra cui il numero seriale. In teoria un diamante in blister è più sicuro perché è stato sigillato prima di uscire dai laboratori dell’ente certificatore e nessuno lo ha quindi potuto manomettere.

Quando si apre un blister è (quasi) impossibile richiuderlo senza che si noti una scritta di avvertimento.

Ma questo solo in teoria perché girano diamanti in blister talmente ben contraffatti da essere irriconoscibili rispetto agli originali. Anche perchè vengono usati blister già aperti, quindi veri, che vengono ripuliti e risigillati con estrema perizia tanto da ingannare anche persone esperte.

Allo stesso modo i certificati cartacei possono essere riprodotti in modo quasi perfetto tra l’altro con numerazioni realmente esistenti poiché i numeri di certificato sono liberamente accessibili nei siti dei rispettivi laboratori.
E’ pertanto estremamente rischioso acquistare diamanti sigillati di cui non si ha certezza circa la provenienza come nel caso di acquisto da privato che non è in grado di esibire fattura o scontrino dell’acquisto originario.

Al contrario, un diamante sciolto è sempre verificabile sia visivamente che con l’aiuto di un tester che in pochi attimi può confermare che sia realmente diamante e non una imitazione. Con un calibro inoltre possiamo verificare le misure controllando che diametro minimo, massimo ed altezza corrispondano al centesimo a quelli riportati nel certificato.

In definitiva occorre quindi fare molta attenzione se si acquista un diamante sigillato (e quindi non verificabile) da privati o sconosciuti.

2) Il diamante migliore è un D IF

Scala colori diamanti GIA

In teoria questa affermazione è corretta: Certamente D ed IF rappresentano il grado maggiore rispettivamente nel colore e nella purezza e sono le due caratteristiche più importanti, due elementi delle famose 4C su cui si basa l’intero listino Rapaport per il calcolo del valore di un diamante bianco. Ma come in tutte le cose entra in gioco anche la variabile prezzo che inevitabilmente gioca un ruolo fondamentale perché, tanto per fare un esempio concreto, un diamante da mezzo carato D-IF triple EX ad Aprile 2020 aveva una quotazione di 6.600 dollari a carato mentre lo stesso diamante in colore G e purezza VVs2 quotava 3.800 usd/ct.

Fin qui tutto chiaro e logico: A caratteristiche migliori corrisponde un prezzo più elevato. Quello che è meno chiaro però, e che suscita sempre tante perplessità durante la scelta di un diamante per gioiello è che, al contrario della differenza in prezzo, quella oggettivamente visibile in termini di risultato tra le due pietre in esempio è praticamente inesistente.

Questo è ancora più vero se parliamo di pietra montata e non sciolta poiché, lo ricordiamo, le valutazioni su colore e purezza vanno fatte a pietra sciolta e ben pulita, usando una lente che sia almeno 10X, luce bianca daylight e possibilmente uno sfondo nero opaco (o cartoncino bianco per la valutazione del colore).

Una volta compreso quanto difficile sia stabilire colore e purezza, il ragionamento da fare da parte di chi acquista è il seguente: Con il budget disponibile, vale la pena acquistare un D-IF e probabilmente dover optare per un diamante più piccolo oppure è preferibile aumentare la caratura e scegliere uno o due gradi in meno di purezza e/o colore avendo pur sempre una pietra splendida?

Le dimensioni di un diamante, soprattutto il diametro, sono qualità apprezzabili da chiunque anche ad occhio nudo mentre non si può dire lo stesso per uno o due gradi di colore e purezza.

3) Un diamante con fluorescenza non è bello

Fluorescenza nei diamanti

Un diamante con fluorescenza forte o molto forte appare e brilla alla luce del sole esattamente come uno senza fluorescenza.

La fluorescenza è una proprietà naturale di alcuni diamanti, circa un 30-35% del totale, che fa sì che il diamante emetta una radiazione visibile di colore bluastro solo quando viene investito da raggi nello spettro degli ultravioletti. Altri effetti collaterali della fluorescenza in realtà sono molto rari e tra questi possiamo citarne due.

Il primo di tipo qualitativo che riguarda il cosiddetto effetto milky, ovvero un diamante che appare opaco e non perfettamente trasparente (lattiginoso) mentre il secondo è di tipo economico: Un diamante con fluorescenza medio-alta (oltre il grado medium) è una pietra che viene penalizzata dal punto di vista del prezzo, in altre parole costa un po’ meno a parità delle altre caratteristiche. Proprio per questo può costituire l’occasione per acquistare un bel diamante ad un prezzo scontato, per chi vuole risparmiare e non si preoccupa troppo di una futura rivendita.

Certificati scrupolosi come IGI, GIA ed HRD menzionano questo ed altri difetti di trasparenza se presenti.

Per il resto acquistiamo tranquillamente diamanti con fluorescenza perché sono bellissimi esattamente come quelli senza.

4) Il certificato perde validità quando il blister viene aperto

diamante in blister

Assolutamente no.

Il blister, ovvero la confezione che in molti casi (ma non necessariamente) racchiude e sigilla un diamante non ha nulla a che fare con il valore dello stesso o con il fatto che sia certificato o meno.

Al contrario, possiamo affermare che, specialmente nelle transazioni tra commercianti ed addetti al settore è normale ed apprezzato il fatto che un diamante sia fuori blister quindi facilmente verificabile.

Questo significa che possiamo tranquillamente estrarre un diamante dal proprio blister per usarlo in un gioiello e ciò non pregiudicherà in alcun modo il valore del diamante né annullerà la certificazione che rimane valida a tutti gli effetti. Ricordiamo inoltre che è sempre possibile ricollegare un diamante al proprio certificato, chiaramente non è un’operazione alla portata di tutti, ma un esperto può certamente farlo.

Infine, se un giorno volessimo risigillare il diamante, è possibile chiedere allo stesso istituto che ha emesso il certificato di richiudere il diamante in un nuovo blister tornando alla situazione originaria pagando un costo molto basso.

5) Diamanti senza certificato valgono di meno

tipi di certificato GIA

No. Il certificato di per sé non conferisce valore al diamante, ma si limita a mettere nero su bianco le caratteristiche della pietra partendo da quelle più importanti: Colore, purezza e taglio.

Chiaramente, se il certificato è corretto ed emesso da un laboratorio rigoroso ed affidabile, attesta con certezza le caratteristiche di un diamante e quindi, indirettamente, ne determina la quotazione. Al contrario, un diamante che sia sprovvisto di certificato oppure che ne avesse uno sconosciuto e poco affidabile non può essere valutato “sulla carta” perché una valutazione richiede come primo passo la determinazione precisa delle caratteristiche della pietra.

In questo senso possiamo affermare che un certificato attendibile consente di attribuire il valore ad un diamante, ma non necessariamente che valga di più di uno sprovvisto.

6) Il certificato attesta la proprietà del diamante

certificato del diamante

Il certificato attesta solo le caratteristiche del diamante e non è legato in alcun modo alla proprietà della pietra. I laboratori di certificazione infatti si limitano ad osservare e descrivere le caratteristiche. Quando un diamante viene venduto non c’è alcun documento ufficiale e registrato che attesti il passaggio di proprietà.

7) Se il taglio è good significa che il diamante è tagliato bene

scala taglio diamante
il taglio di un diamante: da excellent a poor

Non è proprio così perché, contrariamente a quanto il nome suggerisce, una pietra il cui giudizio sul taglio è “Good” nella scala GIA adottata anche altri laboratori, non è ben tagliata.

E sapere come un diamante è tagliato è molto importante perché dei tre giudizi, quello sul taglio è nettamente più importante di quelli sulla simmetria e sulla qualità della superficie (polish).

In un diamante con taglio good le faccette non hanno forma e collocazione ottimali e le proporzioni complessive del diamante non rispettano i canoni del taglio ideale causando una non perfetta rifrazione della luce che si traduce in un brillio inferiore.

Questo può verificarsi per diversi motivi: In diamanti tagliati oltre 30-40 anni fa è abbastanza comune osservare un taglio “Good” a causa dalle limitate conoscenze e tecnologie del passato circa le proporzioni che permettono di ottenere una brillantezza ottimale.

In diamanti più moderni invece, è in realtà abbastanza raro imbattersi in giudizio good o inferiore sul taglio e quando ciò accade la causa può essere solo l’imperizia del tagliatore oppure la consistenza iniziale del grezzo che non ha consentito una qualità di taglio superiore.

8) Per vendere un diamante devo prima farlo certificare

controllo diamanti anversa

No. Un certificato non è necessario per vendere un diamante, soprattutto se il certificato che si intende fare non è autorevole.

Volendo, è certamente possibile far certificare un diamante prima di venderlo, ma farlo presso laboratori locali di scarsa importanza non aiuta molto perché chi valuterà il diamante conosce (o almeno dovrebbe) quali certificati sono affidabili e quali meno. Fare un certificato che non sia IGI, GIA o HRD può essere utile a titolo indicativo, ma si tratta di documenti che lasciano il tempo che trovano, a maggior ragione se il diamante è di alto valore.

Inoltre c’è un ulteriore aspetto da tener presente: Molti diamanti in circolazione, specialmente quelli un po’ datati, tagliati diversi decenni fa, non hanno caratteristiche buone di colore e taglio il che significa che pur apparendo complessivamente belli e gradevoli sono commercialmente poco interessanti agli occhi di un compratore professionale. In tali casi fare un certificato, per il quale occorrono alcune centinaia di euro, significa mettere nero su bianco che alcune caratteristiche della pietra non sono buone. E’ il caso di diamanti di colore molto basso o di pietre con evidenti difetti di proporzionamento.

9) Carature arrotondate sono preferibili

1.00 carati vs 1.01 carati

Il peso delle pietre preziose si misura in carati e relativi decimi o centesimi ed un carato equivale esattamente a 0.20 grammi. La caratura non misura quindi le dimensioni di un diamante, bensì il peso anche se, come ovvio, esiste una relazione precisa tra peso, diametro alla cintura e altezza di un diamante tagliato a brillante.

La caratura è importante non solo perché rappresenta la grandezza ed importanza di una pietra, ma anche perché permette di collocare il diamante in una fascia di prezzo piuttosto che in un’altra e questo per via di come sono strutturati i listini internazionali (tra cui il più noto è il Rapaport) ovvero per fasce di peso.

Ma al di la del fatto che due diamanti, uno da 1 carato preciso ed un altro da 1.01ct siano sostanzialmente identici essendovi una differenza in peso effimera, quasi inesistente, alcuni sono convinti che sia preferibile la caratura tonda rispetto a quella con qualche decimale.

In realtà così non è, ma anzi è vero proprio l’opposto e cioè che un diamante con qualche centesimo di carato in più è preferibile rispetto a quello arrotondato ed il motivo è tanto semplice quanto banale: Qualora, malauguratamente, un diamante che pesasse, per esempio, 1.00ct stecchito dovesse perdere anche un frammento infinitesimale di materiale nel corso di una lavorazione come l’incassatura in un anello oppure in una fase di pulizia e lucidatura esterna, questo porterebbe il diamante a scendere sotto la soglia del carato e come conseguenza passerebbe nella fascia di peso precedente 0.90 – 0.99ct con inevitabile perdita di valore. Se la stessa cosa succedesse al diamante da 1.01 un’eventuale perdita di qualche millesimo di carato, permetterebbe comunque di restare nella fascia superiore di peso.

Se è vero che il diamante è conosciuto come uno dei materiali più duri e resistenti in natura, è altrettanto vero che può essere talvolta molto fragile e l’ipotesi di scheggiare un diamante è tutt’altro che remota, soprattutto in punti particolari come la cintura per un brillante o gli spigoli vivi e le punte per un princess o un taglio marquise.

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