investire in diamanti

Ha ancora senso investire in diamanti?

Se ti stai chiedendo se un diamante può essere ancora acquistato con tranquillità ai tempi del Coronavirus forse è arrivato il momento di fare chiarezza e rivedere alcuni concetti e luoghi comuni perchè in Italia, negli ultimi 3 o 4 anni, mettere nella stessa frase parole come “diamanti” e “investimento” suona quasi come una bestemmia.

Gli Italiani, freschi dello scandalo della vendita di diamanti a prezzi gonfiati, guardano all’investimento in diamanti con sospetto se non addirittura con disapprovazione. Ma gli Italiani non hanno smesso di acquistare diamanti ed in questo articolo cerchiamo di mettere in luce gli aspetti importanti ed i possibili rischi di acquistare un diamante come forma di investimento.

Caveat: Quando parliamo di “investire in diamanti” o di “diamanti da investimento” non facciamo riferimento ad una categoria speciale e ben definita di diamanti vocata all’investimento (che evidentemente non esiste) nè tantomeno intendiamo dipingere il diamante come una sorta di prodotto finanziario con rendimenti e quotazioni precise perchè, come vedremo, così non è.

Quando parliamo di investire in diamanti lo facciamo usando l’accezione più generica del verbo, intendendo per investimento l’acquisto di una certa quantità e qualità di un certo bene finalizzato ad una futura rivendita con (possibilmente) un profitto. In questo senso possiamo parlare tranquillamente di investire in diamanti piuttosto che in immobili/terreni o in qualsiasi altro asset.

In un periodo complicato come quello post 2020 in cui i rendimenti da capitale sono praticamente azzerati e l’incertezza per il futuro regna sovrana, sono molti quelli che cercano una collocazione alternativa per impiegare una fetta dei propri risparmi ed è quindi legittimo analizzare il prodotto diamante, soprattutto nei suoi aspetti meno conosciuti.

Il prezzo

Il primo elemento preso in esame in ordine d’importanza è senza dubbio il prezzo.

Chiariamolo una volta per tutte: I diamanti non sono quotati da nessuna parte e semplicemente non esiste una quotazione del diamante come invece esiste per i metalli preziosi i quali hanno un prezzo fissato tutti i giorni, addirittura in ogni istante e questo prezzo è identico a Londra come a Roma, a New York come ad Honk Kong.

Per il diamante invece tutto quello che abbiamo è un listino di riferimento, il famoso Rapaport che però non è assolutamente vincolante per nessuno e soprattutto non è disponibile per il pubblico, ma è riservato agli operatori di settore (a pagamento tra l’altro).

Il listino fornisce un’indicazione in dollari a carato del prezzo dei diamanti suddivisi per varie fasce di caratura sotto forma di una matrice che incrocia colori e purezze. Il Rapaport, tra l’altro, non dovrebbe essere applicato a tutti i diamanti, ma solo a quelli con tripla excellent (i tre giudizi riguardanti taglio, politura e simmetria) e senza fluorescenza.

Il Rapaport come detto è un riferimento da cui partire con sconti o maggiorazioni e non tiene conto dell’iva che va comunque applicata.

Ora, se la quotazione Rapaport di un diamante puro colore G da 1 carato nel Dicembre 2016 era 11.000 usd (circa € 10.600 +iva al cambio di allora), ma lo si è acquistato a € 27.547 ovvero a più del doppio, beh… è del tutto evidente che sia stato tutt’altro che un buon affare, senza bisogno di ulteriori commenti.

Questo, incredibilmente, è proprio quello che è accaduto alle centinaia di persone truffate.

Giusto per capire meglio l’entità della cosa riportiamo una tabella dei prezzi praticati da una delle società coinvolte nello scandalo/truffa dei diamanti confrontato con la quotazione rapaport nello stesso periodo per la categoria diamanti puri (Internally Flawless). Questi listini, del tutto arbitrari e completamente svincolati dai prezzi reali di mercato, venivano addirittura pubblicati in noti quotidiani economici.

prezzi idb dic 2016
Fonte: archive.org
Fonte: Rapaport

Ma le considerazioni sul prezzo non finiscono qui perchè anche l’iva gioca un ruolo importante.

Mentre l’oro da investimento (qui si che esiste una categoria specifica) non vede applicata l’Iva perchè viene considerato appunto un bene da investimento, i diamanti scontano l’iva al 22% come qualsiasi altro bene di consumo.

Ecco quindi che un istante dopo aver acquistato un diamante registriamo una perdita secca pari all’iva pagata che nessuno mai ci potrà restituire. Il nostro diamante dovrebbe rivalutarsi nel tempo di almeno altrettanto solo per andare in pareggio.

In proposito, a dire il vero, c’è da evidenziare come sia possibile acquistare diamanti di una certa importanza evitando il pagamento dell’iva fin tanto che questi sono conservati in determinate aree in esenzione di imposta, come per esempio in un caveau ad Anversa. Ciò evidentemente costituisce un enorme vantaggio e la nostra società si può occupare di tale servizio. Chiaramente, qualora il diamante fosse introdotto in Italia, il pagamento dell’iva sarebbe immediatamente dovuto nella sua interezza.

Poteva infine mancare l’incognita cambio del dollaro? Certo che no! I diamanti infatti si acquistano e vendono nelle piazze internazionali sempre e solo in dollari USA essendo il prezzo in euro solo stabilito di riflesso applicando il cambio USD/EURO del momento.

Aspettative troppo elevate

Il diamante sarà forse per sempre, ma di sicuro non è adatto a tutti.

Quello in diamanti non è l’investimento più semplice ed alla portata di tutti e chi, per esempio, pensa di volere (o dovere) smobilizzare e monetizzare il proprio investimento a breve è bene che investa in qualcos’altro perchè il diamante è adatto per chi ha orizzonti più lunghi davanti a se.

Il diamante è quel tipo di bene che lo acquisti e ti dimentichi di averlo per un po’ lasciando che il tempo faccia il resto perchè è molto probabile che rivendendolo nel preve periodo si vada a realizzare meno di quanto investito. Anche per questo motivo è consigliabile dedicare all’acquisto di pietre da investimento solo una parte contenuta dei propri averi, dedicando porzioni più importanti a forme più sicure.

Inoltre una cosa deve essere sempre chiara: non vi è alcuna garanzia che il diamante si rivaluti nel tempo, mentre, al contrario, è appurato che ci sono stati in passato (anche recente) periodi in cui si è assistito ad un deprezzamento del diamante.

Tuttavia è dimostrabile che nel lungo periodo le quotazioni sono in lento ma costante aumento.

Occorre ricordare inoltre che pur se è vero che i diamanti sono rari, beh in effetti non sono così rari e se oggi ci venisse chiesto di trovare un diamante con determinate caratteristiche, possiamo contare su un database di quasi 1.000.000 di diamanti tagliati e certificati tra cui scegliere, di cui pubblichiamo solo una piccola selezione a questa pagina.

Questa considerazione ci porta ad introdurre un elemento qualitativo che ha un’importanza forse maggiore rispetto a quanto detto fino ad ora poichè in effetti solo una piccola parte dei diamanti in circolazione ha realmente un potenziale come pietra da investimento.

Le qualità di un diamante da investimento

E’ innegabile il fatto che alcuni diamanti sono migliori di altri quando si acquista con in testa l’idea di poter un giorno rivendere con un profitto.

Una delle “colpe” delle società e banche coinvolte nel recente scandalo diamanti è stata quella di lasciar credere ad ignari clienti che tutti i diamanti fossero ugualmente “buoni” da acquistare.

Questo è potuto accadere sia per il fatto che il mondo dei diamanti è quasi totalmente sconosciuto alle masse, ma anche perchè nell’immaginario collettivo fanno leva due pensieri (due false fiends se vogliamo) che valgono in generale per tanti beni, ma non per il diamante. Essi sono:

  1. Tagli piccoli sono più maneggevoli e facili a rivendere
  2. Colore e purezza al massimo grado sono preferibili

Ebbene, le cose stanno esattamente al contrario.

Diamanti di piccola caratura sono da evitare perchè del tutto irrilevanti agli occhi di un potenziale acquirente. Nel mondo dei diamanti la dimensione, o meglio la caratura, conta parecchio e l’interesse di un eventuale compratore professionale è direttamente proporzionale alla caratura del diamante proposto.

In termini pratici, consigliamo quindi di prendere pietre del peso di almeno un carato mentre sconsigliamo vivamente quelle al di sotto di mezzo carato. Come forma raccomandiamo di stare sul taglio tondo brillante che è il più commerciabile di tutti evitando di prendere tagli particolari che hanno un mercato molto più rarefatto.

Da un punto di vista strettamente qualitativo, sconsigliamo di scegliere colore e purezza contemporaneamente al massimo grado (rispettivamente D ed IF) poichè questa combinazione individua pietre dal costo molto elevato che sono di gran lunga meno commerciabili rispetto a diamanti con caratteristiche pur tuttavia sempre molto alte come colori tra E e G e purezze comprese tra VVs e Vs

Anche il tipo di certificato è un elemento fondamentale. Solo diamanti con un riconoscimento internazionale come quelli certificati da IGI (Anversa, non l’omonimo Italiano), HRD e soprattutto il GIA Americano possono essere considerati realmente pietre da investimento.

Non dimentichiamo infine la quarta delle 4C, il taglio inteso come qualità delle proporzioni e non come forma della pietra.

Il giudizio sul taglio di un diamante che si prende per investimento non deve essere inferiore a very good o preferibilmente dovrebbe essere pari ad excellent. Troppo spesso si tende a dare poca importanza alla qualità del taglio, ma al contrario essa è un elemento importantissimo, una delle prime cose che un esperto di diamanti valuta poichè pietre con proporzioni non perfette (giudizio da good in giù) non hanno praticamente mercato.

Last but not least, vale la pena ricordare che solo il diamante naturale, quello scavato in miniera può essere adatto per un investimento mentre Il cugino lab-grown (o sintetico, chiamatelo come vi pare) ha una sua ragione di esistere totalmente differente ed opposta essendo il prezzo di quest’ultimo in continua discesa per ovvii motivi.

Nei certificati seri è sempre chiaramente indicato se il diamante è naturale o sintetico. Per approfondimenti visita la pagina Come leggere il certificato di un diamante

Acquista un diamante naturale certificato

I lati positivi di un diamante

Fin qui abbiamo doverosamente messo in guardia verso i vari rischi che può correre chi si accinge ad acquistare un diamante.

Ma esistono naturalmente altrettanti ed importanti aspetti positivi, proviamo a vederne alcuni:

Un diamante è un oggetto affascinante da possedere e può essere “goduto” quotidianamente sotto forma di gioiello come per esempio un anello solitario o un punto luce da regalare alla propria metà.

Il diamante infatti mantiene totalmente il proprio valore anche se viene estratto dal blister ed incastonato in una montatura. Il certificato è sempre valido a tutti gli effetti e sarà sempre possibile ricongiungere una pietra con il proprio certificato.

Un altro aspetto indubbiamente positivo è la maneggiabilità di un diamante che consente di concentrare in uno spazio ridottissimo un controvalore che può essere tranquillamente dell’ordine di decine se non centinaia di migliaia di euro. Un diamante pertanto può essere occultato in modo molto efficace con tutto quel che ne consegue (ma sconsigliamo di custodire diamante e relativo certificato nello stesso luogo).

Il diamante non è un bene registrato e la sua trasferibilità è libera e senza vincoli. Il certificato non ne attesta la proprietà, ma solo le caratteristiche.

In questa breve analisi abbiamo solo toccato, in alcuni casi appena sfiorato, temi importanti che dovrebbero essere ben chiari a chiunque si appresti ad acquistare una pietra come forma d’investimento o bene rifugio.

Per tutto quello che non è stato possibile trattare o per consigli specifici mettiti in contatto con noi:

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